obesità pesa anche sul cervello

L’obesità pesa anche sul cervello


Come è ormai noto, l’obesità non si riduce ad un mero aumento di peso, ma vi sono collegate numerose altre comorbilità che aggravano ulteriormente lo stato di salute: diabete, malattie cardiovascolari, problemi scheletrici, fino ad arrivare a compromettere il cervello.

Proprio così, i chili di troppo “pesano” anche sulle funzioni cognitive.

Gli studi sull’obesità

Questo dato ci è stato fornito da vari studi: uno studio condotto dall’Università dell’Alabama (USA) ha scoperto che l’obesità induce la modificazione di un gene chiamato Sirt1,la cui attività garantisce il corretto funzionamento dei neuroni dell’ippocampo, una regione del cervello che si trova nel lobo temporale ed è fondamentale per la memorizzazione di nuove informazioni.

Uno studio condotto dalla New York University School of Medicine (USA) ha messo a confronto il cervello di pazienti obesi con quello di soggetti sani e normopeso.

Ne è risultato che il cervello dei soggetti obesi presentava un accumulo di acqua nella zona dell’amigdala e la corteccia orbito-frontale risultava più piccola del normale.

Inoltre, anche i neuroni di queste zone del cervello o erano numericamente inferiori, oppure sembravano “intorpiditi” e rallentati.

Comportamento alimentare e meccanismi di ricompensa

I danni riscontrati risultavano a carico di quelle zone del cervello responsabili delle funzioni cognitive che controllano il comportamento alimentare.

Questo suggerì che, non solo i chili di troppo compromettessero alcune funzioni cerebrali, ma che aumentassero il rischio di sviluppare disturbi alimentari.

Ciò portò alla luce anche un altro dato allarmante: i meccanismi di ricompensa nel cervello delle persone in sovrappeso diventano meno sensibili all’aumento dei chili di troppo.

Tradotto, significa che il comportamento delle persone obese è simile a quello dei tossicodipendenti: per trarre piacere dall’assunzione di una sostanza hanno bisogno di una dose sempre maggiore poiché i recettori del piacere risultano essere più deboli nelle persone obese. 

Circolo vizioso

Quando mangiamo, l’introduzione del cibo nel nostro organismo scatena un rilascio di dopamina ossia l’ormone del piacere. Si è visto però che i soggetti obesi hanno un minor numero di recettori D2 (i recettori appositi per la dopamina) rispetto alla popolazione sana portando così i pazienti a dover “compensare” questa mancanza mangiando sempre e sempre di più.

Sostanzialmente, allontanano sempre più in là la soglia della fame e il circolo vizioso che si innesca è molto pericoloso: 

  • aumentano i chili di troppo,
  • diminuisce la capacità sensoriale dei recettori e dei neuroni, 
  • cresce sempre di più la voglia di mangiare.

Ancora una volta, si sottolinea l’importanza di avere una corretta alimentazione per scongiurare complicazioni silenti, ma senza dubbio significative.

Dott.ssa Arianna Bartolo – Dietista


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